Riturnella, la tradizione calabrese, Daniele Fabio.



Vorrei gettare il sospiro a mare, per vedere se il mio amore mi risponde.

Sono questi i versi di apertura di ‘Riturnella’, uno dei brani più rappresentativi della tradizione calabrese. Il brano, in una divisione per genere di repertorio, è all’interno di quello che gli studiosi hanno classificato come canto d’amore. All’interno dei canti tradizionali calabresi, il tema dell’amore si trova articolato in tutte le sue possibili sfaccettature dove le fasi psicologiche dovute a provare un tal sentimento, sono cantate in modo estremamente vario ed articolato. E’ assodato il fatto che la poesia popolare, mescolata al dialetto del luogo, riesca a toccare corde emotive molto profonde, talvolta sognanti, talvolta struggenti.
Secondo le fonti, ‘Riturnella’ è stata registrata negli anni settanta dall’etnomusicologo Antonello Ricci, in un’esecuzione di una signora di Cirò, Mariangela Pirito. Sostanzialmente, è il canto di un’amante che affida ad una rondine il suo messaggio d’amore. Nonostante però la rondine sia presente all’interno del testo, il nome del brano starebbe a significare l’andamento del brano, ossia a ritornelli.
Il successo di ‘Riturnella’ nel mondo della musica folk italiana, si deve ad Eugenio Bennato che nel 1978 ne incise una versione che ad oggi è quella più conosciuta e pregnante del significato originario.

LA TRADIZIONE CALABRESE

Parlare oggi di tradizione calabrese, è un argomento parecchio scivoloso ed ostico e con diverse scuole di pensiero. E’ un discorso che spesso ho affrontato all’interno del contesto creato da Felici & Conflenti. Alcuni ragionamenti, da cui prenderò spunto, sono all’interno del documentario Confluenze.
Da una parte ci sono i nostri padri e le nostre madri che abbracciando il mondo e la società capitalista, iniziarono a rinnegare le proprie origini, le proprie musiche, le proprie danze, il proprio dialetto. Instaurarono così una sorta di muro verso quello che loro interpretavano oramai come segno di arretratezza. Un’arretratezza che per alcuni era sinonimo di vergogna e di non stare al passo con il tempo. Dall’altra parte c’è chi invece ha snaturato il concetto di tradizione calabrese, riprendendo gli insegnamenti orali ma tramutandola in qualcosa che ne ha decretato la morte. Parlo nella fattispecie della decontestualizzazione, della musica su di un palco, dell’amplificazione, delle luci etc.etc.etc.

La mia personale verità che condivido con altre persone interessate all’argomento, è che comunque il modello abbracciato dai nostri padri e dalle nostre madri, ha fallito. In maniera intera o parziale. Sono quindi a favore di un ritorno consapevole alle origini, stando comunque all’interno del mondo attuale. Per le nostre radici, per sapere chi siamo e per capire dove vogliamo andare, è assolutamente basilare conservare le tradizioni orali. Apprendere l’arte dei costruttori di strumenti musicali all’antico, i movimenti dei danzatori, le note e le parole di suonate e canti.

DANIELE FABIO

Musicista classico e instancabile studioso, per capire la sua via, ha volto per un attimo il pensiero alle sue radici. Un percorso a ritroso per trovare un’evoluzione e non per seguire la moda del revival. D’altronde, in qualche modo, giocare con ‘Riturnella’, sarebbe fin troppo facile. E’ un brano, che conosciamo tutti per il suo significato e che almeno una volta, abbiamo sicuramente ascoltato. L’idea di Daniele, è stata quindi quella di mettersi alla prova con il suono della tradizione. Aprire il suo bagaglio culturale e di formazione a un qualcosa che è all’interno di un tempo ben definito.
Il risultato è stato un video live di prossima uscita, registrato all’interno della Liuteria Piazzetta, assieme ad Elisa Brown e a Francesco Magarò.
L’arrangiamento creato da Daniele Fabio, pur stravolgendo il brano originale, inserendo dei virtuosismi, si basa comunque su una struttura in crescendo. Mano a mano che il testo raggiunge l’apice, la musica fa lo stesso, per poi dolcemente planare verso la fine.

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