Quaresima 2020 e il ritorno della Vecchia.

Nostalgie, nuove quarantene, privazioni e astinenze.
Riflessioni e fotografie a cura di Andrea Bressi (in copertina ph Rossella Genovese)

San Floro (CZ) – 2007 – ph Andrea Bressi

Da piccolo aspettavo la fine della Quaresima per poter scartocciare le uova di Pasqua. Crescendo attendevo, come tradizione, insieme alla mia famiglia, di consumare le “cuzzupe”. Ho sempre vissuto la quaresima nell’attesa… nell’attesa che andasse via!
Ma in seguito ad un avvenimento, ho cominciato ad attendere l’arrivo della Quaresima con piacere e spiegherò perché, vorrei non finisse mai!
Una quindicina di anni fa, nel borgo catanzarese di San Floro, avvistai ad una finestrella, una rudimentale pupattola con delle penne incastonate in un’arancia che spuntava sotto l’abitino nero: avevo avvistato la mia prima corajisima!

San Floro (CZ) – 2007 – ph Andrea Bressi

Da quell’anno, attendo la quaresima con piacere, una buona ragione per girovagare la Calabria in lungo e largo ed interrogare, intervistare e fotografare le ultime custodi che espongono ancora queste bambole rituali. Sono così diventato un Cercatore di bambole quaresimali.
Le corajisime sono delle bambole segnatempo, utilizzate, in molti centri del Sud Italia, per contare le settimane che precedono la Pasqua, sfilando, ogni domenica, una delle sette penne di gallina incastonate in un’arancia o patata posta ai piedi di queste rudimentali pupattole di stoffa dalle origini remote.
Queste bamboline dagli scuri abitini reggono tra le mani, il fuso e la rocca congiunti da un filo, che simboleggiano il trascorrere del tempo dei quaranta giorni di preparazione alla Pasqua.

Corajisima ad Amaroni (CZ) ph Andrea Bressi

Durante la Quaresima, un tempo più di oggi, si poneva fine ai festeggiamenti, alle abbuffate, ai divertimenti e ci si dava a un tempo di penitenza e purificazione, di astinenza dalle carni e dai cibi troppo grassi; si rispettavano, almeno nelle giornate di mercoledì e venerdì, le usanze del lutto.

Dettaglio penna – ph Andrea Bressi

QUARESIMA da Virus!

Quest’anno la Quaresima, è tornata a far risentire il suo peso, a proporci nuove restrizioni, ad astenerci da alcuni nostri interessi. Il divulgarsi dell’ormai famigerato virus, oggetto quotidiano della cronaca, ha messo in ginocchio la nostra penisola e per pura casualità è coinciso con l’avvicendarsi dei primi giorni di Quaresima.
Come me, molti cercatori di corajisime, hanno dovuto rallentare il loro girovagare nei borghi alla ricerca delle pupattole quaresimali e stanno vivendo una angosciante “astinenza” di scovare, anche quest’anno, una corajsiima mai fotografata prima d’ora in qualche impervia località calabrese. Che malinconia!

“Corajisima”, nell’immaginario popolare rappresenta la moglie di Re Carnevale, rimasta vedova, nella notte di Martedì Grasso, che come era usanza in Calabria, si chiude in casa, perché a lutto, e si mette a filare, con il fuso e la rocca per quaranta giorni.
E noi in una nuova dimensione di quarantena, siamo rintanati nelle nostre abitazioni, proprio come “corajisima”. Strappati dalle nostre consuetudini, ci troviamo all’improvviso a lavorare in smart-working, ossia tra le mura domestiche.

Andrea Bressi, cercatore di bambole – ph Gianluca Posella

In questi giorni, nel tempo libero, mi sono dedicato alla lettura. Sfogliando alcuni capitoli sulle figure tipiche dei Carnevali d’Europa, mi sono avventurato in un interessante paragrafo che ha stimolato le riflessioni di questo mio scritto. Tra le righe ritrovo il Carnevale personalmente vissuto quest’anno ad Alessandria del Carretto, caratteristico borgo dell’alto cosentino, quando nel pieno dei festeggiamenti e delle danze spunta la figura di Coremmë (Quaresima).
(Clicca qui per approfondire il Carnevale di Alessandria del Carretto)

<E infine eccola qui, l’eterna generatrice, la donna eterna, che sgattaiola mezza zoppa su e giù per la mascherata, con il fuso in mano e la conocchia sotto il braccio…”  “…o con una bambolina, l’effige di una bimbetta appena nata: sua figlia, nonostante l’età, come Demetra, o come la Sara di Abramo.> Questa è solo una delle dettagliate descrizioni dell’antropologo italiano Kezich, che nei suoi studi sui Carnevali e sulle “antiche mascherate d’inverno” offre un quadro approfondito di arcaiche figure che accomunano le feste rituali delle campagne di tutta Europa. Coremmë si aggira tra la gente con un grande fuso da cui pende un lungo filo, un forbicione da tosatura con cui minaccia e spaventa grandi e piccini e ha con se un bambino in fasce che ogni tanto per prendere in giro qualche anziana signora glielo cede tra le braccia.

Coremme – Alessandria del Carretto (CS) – 2020 – ph Andrea Bressi

Che nelle varie culture e varianti dialettali si chiami Corajisima, Coremme, Filandorra, Vecchia, la personificazione della Quaresima affonda le sue origini nella notte dei tempi. 
Riconosco un inevitabile parallelismo con la Vecchia Filatrice della mitologia galiziana, che un’amica antropologa, Lidia Marino, sta approfondendo nei suoi studi.
Secondo la sua tesi:la Vecchia ha le caratteristiche di essere stata la divinità suprema prima dell’arrivo del Cristianesimo.  La Vecchia filatrice, influente sul clima, era Dea creatrice ma anche distruttrice, uccideva e dava vita, si ammalava e guariva. Si attribuiscono a lei i dolmen e altri monumenti megalitici, li costruì con una mano mentre con l’altra filava e si prendeva cura di un figlio. In un proverbio e alcune leggende tramandano che avesse sette figlie.

ILLUSTRAZIONE: Álvarez Peña, Alberto. 2004. Dal libro «La Brujería en Asturies»

E se questo Virus fosse una punizione di questa antica divinità?

E se fosse proprio “Corajisima” a imporci nuove privazioni e restrizioni?

Per noi Cristiani, che in questi giorni, stiamo ricorrendo e chiedendo soccorso a San Rocco, Santa Rita, San Sebastiano e implorando protezione della Madonna con il suo prodigioso manto, potrebbe essere un richiamo alla fede, un ritorno alla preghiera, ad apprezzare le piccole cose della vita, a vivere la famiglia, in attesa di una nuova liberazione, una nuova Pasqua di Resurrezione!

E mentre io tra una lettura e un’altra, termino questo scritto, per passare un po’ il tempo, mia moglie, (che è felice di avermi a casa, in quanto, solo il Consiglio dei ministri, poteva fermarmi un po’) ha ripreso ago e filo, e ha ritrovato il piacere di cucire! Mi viene normale fare un parallelismo. Ma non posso permettermi assolutamente di paragonarla a “Corajisima” perché rischio di essere “cacciato” di casa ed #iorestoacasa

Ed in invito anche voi a farlo con l’augurio che presto tutto si risolva e potremo trascorrere una serena Pasqua. Auguri!                                                                 

Andrea Bressi Convegno Corajisime 2017

CHI E’ ANDREA BRESSI

Andrea Bressi, 34 anni, libero ricercatore, polistrumentista, nasce e cresce tra strumenti tradizionali ereditando dal padre la passione per la musica popolare e per la ricerca sul campo delle costumanze calabresi. Con il nuovo spettacolo musicale “Vinni ma cantu” ridà voce al “Cantastorie” ritrovato in sé, per tramandare storie e leggende a lui consegnate da anziani maestri, depositari di antichi saperi, portando sotto i riflettori una Calabria a molti sconosciuta, ma che merita di essere raccontata, tramandata.
Andrea, conciliando l’attività artistica con quella di ricercatore, continua a interessarsi della riscoperta della musica tradizionale del catanzarese e degli antichi riti quaresimali sui quali ha condotto una importante ricerca.
A tal proposito è membro e referente per la Calabria della Rete Nazionale delle Bambole Quaresima, un sodalizio di esperti, studiosi, rappresentanti di proloco e associazioni culturali accomunati dalla passione, recupero e rivitalizzazione del rito delle pupattole quaresimali.

2 Comments

  1. Andrea carissimo sono contenta che hai portato avanti questa ricerca sulla Quaresima… ma tutto è partito dalla mia volonta di portare alla luce qualcosa di sommerso che nessuno era interezssato solo io la curiosita che la mia Nonna Francesca appendeva ogni anno e ho cercato attraverso lei di capire e ho fatto un convegno e un progetto 2009come sindaco del comune di S. FLORO NN MI PIACE L, IDEA DI AFFOSSARE E NASCONDERE DA DOVE TUTTO È PARTITO IO CI TENEVO E TENGO MOLTO… E ANCHIO AVEVO AVUTO UN’IDEA…, tu hai coinvolto altri comuni hai cercato altrove…. ma Amaroni è tuttaltra cosa, Ci terrei ad essere coinvolta…. nn come l, altra volta cn il giornalista che ha chiamato a Pilo a s. Floro che ha fatto iltuo nome eccc nn dopo che programmi le cose ma prima ail comune di S. Floro la mia Nonna Francesca il mio convegno il mio progetto sono l, origine di questa ricerca.. Poi passata a Te ci terret che tu lo immortalassi tutto questo…. Voglio incontrarti una volta che finirà.. tutto questo isolamento… Grazie un abbraccio Nunzia

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