Il silenzio dell’abbandono. La ghost town di Fantino

A Fantino, come a Carello, le due frazioni abbandonate all’interno del comune di San Giovanni in Fiore, i miei piedi c’erano già stati. Avevano visto le dinamiche dell’abbandono ed immaginato la vita passata. La vista invece, era rimasta incantata dal territorio circostante, dalla verde vallata e dal panorama rigoglioso.
L’aria da respirare a pieni polmoni, è la conseguenza naturale a quanto detto. Ogni luogo abbandonato, la mia mente, lo vede come un posto sacro, da trattare con risposto ed elemento ultimo di riflessione sulla civiltà che si è sbiadita.

Un affaccio della vallata dalla parte bassa di Fantino #1

Con Costantino Rizzuti, l’avevamo cercata sulla mappa per registrare una tappa de ‘Le Corde dell’Anima in cammino’ ed eravamo rimasti affascinati da quello che avevamo trovato. Ad oggi, l’unica parte di Fantino che si conserva bene è la parte alta, abitata da un pugno di persone che resiste in questo luogo.

La storia dell’abbandono di Fantino, a differenza di altre storie di abbandono in Calabria, non deriva da alluvioni o eventi naturali (vedi Roghudi).
Deriva bensì dall’isolamento e dal cercare nuove prospettive di vita, figlie del boom economico anni ’60, quando gli abitanti iniziarono ad emigrare in cerca di fortuna. Altri invece hanno trovato posto all’interno di San Giovanni in Fiore.
Il processo di ammodernamento, come la strada, la rete elettrica e la rete fognaria, sono arrivati in concomitanza a questo fenomeno e non hanno arrestato lo spopolamento. Oggi, chi visita Fantino, trova un borgo in stato avanzato di abbandono e degrado, con la natura che come solito fa il suo corso e si riappropria degli spazi tolti.

Le rovine dell’abbandono – Fantino #2

Un borgo abbandonato, ma non un luogo. Le case in rovina o i resti al suo interno, restituiscono una memoria e sono custodi del tempo. Quello che è rimasto in piedi, ci racconta la vita del tempo. Una vita semplice ed umile, dedita alla pastorizia e all’agricoltura. Tutto quello scoperchiamento di tetti, di solai crollati, di strutture che hanno ceduto, ci restituiscono una tranquilla inquietudine, il tempo che passa e se ne va. Anche se qualcosa rimane.

Da una finestrella aperta, un bordo di un letto, due sedie e vecchie rivisti impilate Fantino #3

Cosa rimane di un luogo che vive un inesorabile abbandono fisico? La memoria. Il luogo vive di ricordi nelle persone che lo hanno abitato, di chi ci ritorna come testimonianza del passato, vive nelle pagine scritte e nella fotografia. Fantino vive ancora una volta l’anno nella processione del Santo che viene ancora oggi festeggiato.
Una celebrazione in mezzo alla parte alta del borgo che ancora oggi mantiene la sua forza e all’interno della parte vecchia, che per un giorno riprende vita fra la morte.

Un interno di una casa in abbandono – Fantino #4

Fantino, ad oggi è un borgo che è già quasi totalmente scomparso, in via di degrado dove la natura ha ripreso corso, ma anche un luogo da attraversare, per riflettere sul senso del vivere ma soprattutto per tenerlo in vita. E’ la testimonianza tangibile delle nostre radici e del nostro essere ed anche patrimonio invisibile della nostra terra.
Il silenzio che lo avvolge, i vicoli vuoti, le case diroccate, l’abbandono, restituiscono il senso alternativo del vivere oggi.

Un ingresso di un ‘vascio’ – Fantino #5

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