Il rave delle tarantelle – Conflenti & i tramandamenti –

Andare a Conflenti, all’interno della Valle del Reventino, è come entrare in una clessidra dove il tempo si è fermato, una sorta di bolla fatta di tradizioni che si conservano alla perfezione, si tramandano e si contaminano. Una piccola ed unita comunità, che vive con la stessa filosofia di un tempo. Li vedi dalla facce e dalle mani: segnate, scavate, con i solchi, ma con la speranza negli occhi, l’umiltà e l’orgoglio, il credo scolpito nei loro cuori, il parroco amico di tutti (anche di me), il darsi una mano l’un l’altro, perchè tutto è di tutti.

Basilica Santuario Maria SS. della Quercia di Visora

Negli ultimi tempi, ho conosciuto più volta la realtà di Felici & Conflenti e proprio nella loro isola di felicità ero passato nell’ottobre scorso per la seconda edizione della fiera itinerante Calabria Ispirata, organizzata da Home 4 Creativity ed il Festival dell’Ospitalità. In quell’occasione avevo conosciuto Alessio, una delle anime vulcaniche dell’associazione, e così quasi per destino, mi sono ritrovato nel rave delle tarantelle ossia la seconda edizione invernale del loro festival.

I suonatori del Cilento, in una delle pause pranzo organizzate nel casale in loc. Ardano

Sembra una forzatura, ma la cultura della musica rave e quella della musica tradizionale calabrese, hanno alcune cose in comune; l’ossessività della ripetizione, l’improvvisazione e la variazione sul tema originale, i bpm costanti, i repentini cambi, il non fermarsi mai, il vivere in un costante loop. Eccoli, questi sicuramente potrebbero essere alcuni elementi che accomunano due culture distanti anni luce, quella dei rave, figlia dell’industrializzazione e del riappropriarsi degli spazi industriali (e non) abbandonati e quella delle tarantelle, che rivendica le campagne, gli strumenti di un tempo e li tramanda, contaminandoli. Un pò come la musica migrante del pugliese Giulio Bianco, che alla fine toglie fuori un sound degno dei migliori Almamegretta.

Interno della Chiesa della Madonna di Loreto

Perchè a Conflenti, per 72 ore non ci si è fermati un attimo, anche se il tempo passava in maniera lenta, scandito sempre dal suono delle zampogne, dei tamburelli e degli organetti, dalla legna che scoppiettava in piazza, dagli odori e profumi e soprattutto dalle storie delle persone che hanno ‘abitato’ il centro storico. Storie vicine e lontane, di Andrea, foto-reporter straordinario in cerca di riordinare i suoi pensieri, di Marta, scesa appositamente da Milano per immergersi in questa cultura, di Vincenzo, Stefano e delle centinaia di persone che si sono susseguite.
A Conflenti, ad un certo punto, tutti eravamo la stessa persona.

Ogni momento è buono per farsi una ballata

Tramandamenti. Questa è la parola d’ordine. Gli anziani hanno tramandato ai più giovani e loro ora diffondono il verbo. Della zampogna, dell’organetto, del canto, del ballo e della cucina tipica, dell’apprendere una cultura più che un’arte e di farla propria, poco a poco.

Lezione di organetto
Laboratorio di Lira calabrese, al sole, in una splendida giornata.
Mani sante
‘A quadara ‘vuddra’

A Conflenti però non si respira aria di revival, di farsa o di riesumare qualcosa per farlo ritornare di moda. A Conflenti si respira aria di tradizione, dal fumo dei caminetti all’ultimo passo di danza, da chi crede in quello che fa a chi ci ha saziato per gli interminabili giorni.

Laboratorio di cucina sociale del Reventino. I turdilli (o turdiddri)
I Parafonè
Christian Ferlaino che praticamente ha anche dormito con la zampogna
Laboratorio di danza
Uno degli zampognari venuti da Laino Borgo
Scene di piazza

A Conflenti hai trovato una casa ed anche una famiglia
Antonella

 

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