I racconti di ‘Crepacci’ – 8 storie fotografiche –

Crepacci, viaggio all’interno di Roghudi, di Francesco Cristiano & Valentina Dieni, è un piccolo scritto narrativo contenente otto storie fotografiche e pubblicato a maggio 2019 da Edizioni Erranti.
‘Ma cosa vai a vedere in un borgo abbandonato, i fantasmi? Io non ti capisco…’
Questa è la frase che ho sentito ripetermi più volte dalla maggior parte delle persone alle quali ho annunciato la mia visita al borgo fantasma di Roghudi Vecchio. Ed in effetti i fantasmi li ho trovati sul serio in quel che resta di questo paese che resiste appeso alla roccia, e che si spinge quasi fin dentro il letto della fiumara Amendolea.
Camminando per le strade strette di Roghudi Vecchio, i fantasmi li ho incontrati. Erano lì, in quelle case che sembrano aspettare il ritorno della vita, nelle sedie vuote, nei bicchieri e nelle scarpe sparsi nelle stanze, nei balconi spalancati dal vento.

DEL TEMPO CHE PASSA

E dalla finestra vedo il tempo che scorre, il vento che piega gli steli alle piante e le chiome agli alberi.
Vorrei si potesse spazzolare via la solitudine, come facevo con la polvere sul cappotto prima di uscire di casa.
Si, perchè un tempo la vita era viva fuori da queste mura, quando si alzava il sole ed io con lui.
C’è un vuoto che chiama, lo sento che scuote le piante nei vasi. Lo ignoro, ci provo, ma il suono è sempre più forte e al mattino lo sento di più.
La casa che per molti è un rifugio, io la vivo a mò di prigione, il letto quasi una punizione nei pochi momenti di sonno sento di volare insieme al vento:
e in quei rari momenti ritorna la vita.
E dalla finestra vedo il tempo che scorre, il mio si è fermato, mi aspetta la morte.

UNO

Una sola tazzina per un solo caffè.
Una sola pentola per un solo piatto di pasta. Una sola spazzola per la lana di un solo cappotto. Una sola bottiglia per un solo bicchiere.
Uno è il letto per una sola persona. Uno il tavolo ma quattro le sedie…
Una è la stanza ma è vuota perchè io sì, sono uno ma uno è sempre da solo…

SUI BORDI

Ritorna un pensiero e si chiede perchè. Perchè è in solitudine che si pensa di più? Appoggiarsi alla finestra, guardare fuori è solo un esercizio, l’occhio non vede, è la mente che vaga. Ritorna un pensiero e si chiede perchè. Perchè ogni cosa aspetta forse un segno? Ma è solo tempo che passa davanti agli occhi, lo puoi vedere sui bordi delle cose, come vasi in bilico su di un pezzo di legno che una volta era forte. Ritorna un pensiero, si ferma sui bordi.

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