Costantino Rizzuti – Ritorno a Elea (Videoclip)

Costantino Rizzuti – Ritorno a Elea
Produzione – Artis Lab
Regia – Costantino Rizzuti
Montaggio & postproduzione – Francesco Cristiano
Dedicato a Erminia

La città di Elea fu fondata nei pressi delle coste del Cilento nella seconda metà del VI secolo a.C. da esuli Focei in fuga dalla Ionia, l’attuale costa occidentale della Turchia, in seguito alla distruzione della propria città da parte dell’esercito persiano. I Focei acquistarono i terreni dagli abitanti locali e trasformarono la nuova colonia in un fiorente centro che assunse al tempo anche grande rilevanza per una nota scuola medica e per la nascita di una delle principali scuole filosofiche presocratiche: la cosiddetta Scuola di Elea. Ritorno a Elea​ è un brano musicale ispirato da un viaggio immaginario nel passato tra le diverse sponde del Mediterraneo alla ricerca di quello spirito che mette al centro della visione del mondo il senso profondo dell’Umanità e del Tutto, per la prima volta prefigurato da Parmenide e da i suoi seguaci, oggi così spesso smarrito. La storia di Elea, infatti, non fu un caso isolato e nei successivi duemila e cinquecento anni vicende simili si ripeterono spesso lasciando evidenti segni sul territorio italiano. Così, per esempio, gli albanesi si stabilirono sul territorio calabrese e lucano per sfuggire all’avanzata dell’impero ottomano e, sempre in Calabria, comunità occitane, di religione protestante e valdese, si stabilirono sulla costa tirrenica cosentina per tentare di sfuggire, purtroppo invano, alle persecuzioni religiose. In seguito, le nostre terre furono anche vittime di abbandono e di spopolamento in periodi storici non lontani in cui gli emigranti erano proprio gli italiani che cercavano di sfuggire alla fame e alla miseria. Così l’emigrazione, l’immigrazione, l’accoglienza e l’integrazione, non sono nulla di nuovo, ma qualcosa di antico e di consolidato nella nostra cultura. Ritorno a Elea ​ è anche questo: il ritorno nei luoghi dell’abbandono e dello spopolamento per ricordare ciò che siamo stati e comprendere l’urgenza di manifestare con forza il rifiuto verso le attuali azioni politiche messe in atto dagli stati per contrastare l’immigrazione clandestina attraverso la costruzione di muri e cortine di ferro, l’istituzione di blocchi navali, la chiusura dei porti e l’attuazione di misure restrittive e punitive. Nel caso italiano, la storia insegna che il mare Mediterraneo è sempre stato il veicolo di scontri e incontri tra popolazioni e culture, mezzo di fuga e di salvezza per uomini alla ricerca legittima di pace e serenità per sé e le proprie discendenze. Non potrà certamente essere la violenza e la brutalità cinica degli stati più ricchi ad arrestare fenomeni storicamente sempre esistiti che possono trovare soluzione soltanto in altro modo: unicamente attraverso la cooperazione internazionale, la cessazione dei conflitti sparsi sulla Terra e l’equa redistribuzione delle ricchezze del Pianeta.

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