‘Compas’ – Nicola Montella suona Daniele Fabio

Molti dei primi gitani arrivati in Spagna erano fabbri. La leggenda narra che il primo compas fosse chiamato Martelete, poiché sorto dal suono e dal ritmo del martello che batteva sull’incudine. Esso dava origine ad un canto carico di sofferenza, a causa della condizione disagiata vissuta dai gitani in quel periodo, dove il canto stesso diventava un rituale sociale per espiare ed esorcizzare questa sofferenza.

Backstage – L’attesa di Nicola Montella

Chitarra classica e chitarra flamenco hanno sempre viaggiato parallelamente, unendosi in alcuni casi e allontanandosi in altri. Diversi sono i compositori di musica c.d. “colta” che hanno attinto al flamenco, estraendone colori e suggestioni (M. De Falla, J. Rodrigo, D. Aguado ne sono solo alcuni esempi), come numerosi sono i chitarristi flamenco, soprattutto contemporanei, che hanno attinto ad altri ambiti musicali, creando delle commistioni all’interno della tradizione (Paco de Lucia, Manolo Sancular, Tomatito, Vincent Amigo etc.).
Questo brano vuole unire i due mondi.

Scatti di scena – Nicola Montella durante l’esecuzione del brano.

Il brano è suddiviso in tre sezioni: la prima, molto ritmica, con l’accentuazione del compas in evidenza; la seconda, dove la pulsazione ritmica scompare per lasciar spazio ad una fase più lirica e meditativa, con un approccio tonale e modale allargato; la terza sezione riunisce le due precedenti, alternandone gli elementi caratteristici in una sorta di dialogo acceso, un incontro-scontro che converge in una danza rituale finale. “Questa dimensione duale, dialogica, è ispirata dalla nascita storica e sociale del flamenco: esso infatti sorge dalla commistione, per niente facile e indolore, del popolo gitano con quello spagnolo.

Testo introduttivo – Daniele Fabio
Musica – Daniele Fabio
Esecuzione – Nicola Montella
Foto & Video – Francesco Cristiano

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