‘Baccarizzo’ state of mind – Viaggio all’interno di Vaccarizzo, Montalto U. (CS)

Ho sempre avuto una certa reticenza nel visitare borghi o luoghi troppo vicini all’area in cui vivo. Non si tratta di diffidenza o altro, ma semplicemente di non cadere nella pigrizia, cercando tutto quello di cui mi vorrei nutrire a pochi chilometri da casa. Niente di più sbagliato. Allargare i confini sicuramente, ma guardare dalla propria ‘porta’, prima di prendere il largo.

Vaccarizzo, frazione di Montalto Uffugo, è uno di quei luoghi in cui il tempo si è fermato. Io e una pecora ci studiamo.

Un viaggiatore errante della Calabria come me, della frazione di Vaccarizzo, all’interno del Comune di Montalto (CS), non ne aveva mai sentito parlare. Fra il borgo, noto per la figura di Ruggero Leoncavallo, ed il mar Tirreno, per me c’erano solo le montagne a creare un divisorio naturale, sbagliandomi. Ho trovato invece un piccolo borgo resiliente, che si ‘guarda’ con Montalto Uffugo, dove la vita sembra avere ancora un barlume di ritmi scanditi dal sole, dove c’è una comunità coesa come una grande famiglia, dove ancora le tradizioni sono radicate e dove un attaccamento al posto è visto come speranza per un domani.

Colazione calabrese. Pane, salsiccia e bicchieri vuoti che aspettano il vino.

Secondo le fonti storiche, Vaccarizzo (chiamata Baccarizzo o Boccarizzo intorno al 1800), è un insediamento nato verso il XIV secolo. Tra il 1200 ed il 1300 vi si insediò una comunità di ebrei per sviluppare i commerci, mentre nel XIV secolo è documentato l’arrivo degli Occitani che restarono sul luogo per più di due secoli.

Volta della Chiesa di San Rocco. Secondo il Catasto onciario di Papa Pasquale IV, risalirebbe al 1099.

Parlando con la gente del luogo ed arrivando ai giorni nostri, si scopre che la piccola frazione fino agli anni ’50-’60, complici una serie di attività agricole e tessili, aveva sviluppato un’economia florida che dava occupazione all’intera popolazione. Oggi però, di queste attività, rimangono solo dei ricordi e la vecchia filanda rimasta ancora in piedi, anche se qualcosa si muove. ‘Donna’ Letizia, moglie del figlio dei signori Chimenti, amante e sognatrice instancabile di quei posti, sta trasformando il palazzo di famiglia in un progetto dedito al turismo lento & sostenibile.

Nonostante negli anni ’60 e ad ondate anche negli ultimi anni, la frazione sia stata colpita da un fenomeno di migrazione generalizzato, rimane un attaccamento talmente alto tale da aver fatto costituire iniziative di forte rilievo come un’associazione locale che pensa, progetta e rivaluta il tessuto sociale esistente. Si parla di tradizioni, di enogastronomia, di cultura, di manifestazioni di interesse ludico, di economia della montagna e di turismo, lento e sostenibile.

Vaccarizzo: Dove ancora la gente gioca ai tavoli di un bar.

Grazie a Roberta Caruso di Home4Creativity che mi ha letteralmente trascinato in questo posto.
Grazie a Donna Letizia che mi ha spalancato le porte della sua dimora, inondandomi di nozioni storiche sul luogo.
Grazie alla Signora Concetta e alla popolazione tutta per avermi accolto in una maniera così tanto ospitale da essere considerato uno di famiglia.

 

 

2 Comments

  1. Sono nata a Vaccarizzo, a sedici anni purtroppo emigrai in Canada. I ricordi Della mia infanzia li porto sempre con me . L’odore dei fiori di mandorle,e delle ginestre.gli alberi di castagne e di ulivi, camminare intorno al paese e nel mio caso giocare a nascondino con I vicini di casa sono ricordi felici ma anche malinconici .

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