Ama-La Camini, il documentario sull’integrazione

Scrivere di come è nato il documentario breve ‘Ama-La Camini‘, equivale a scavare nel mio interno, comporta riflessioni e l’azzeramento del tempo. L’idea di creare un documentario breve su una storia ed un contesto di integrazione, nasce da una volontà di Serena Tallarico e trova subito il sostegno di ‘Jungi Mundu‘ e dell’Unione Buddhista Italiana. Un progetto iniziato a gennaio 2020 e finito ad agosto, per via delle restrizioni dovute al Covid 19 e al conseguente periodo di lockdown.
L’aver dovuto frazionare e far slittare i tempi di ripresa ha avuto comunque un vantaggio che non era stato calcolato; quello di far vedere le stagioni che cambiavano e assistere a diversi momenti temporali della comunità locale. L’avvio del laboratorio tessile con le prime produzioni e gli incontri dei tutor che hanno portato a Camini le proprie competenze. Le visite inaspettate, il lavaggio della lana come rito pubblico e il caldo che lascia lo spazio al freddo. Gli incontri di comunità in piazza, la musica ed i balli, la gioia dopo il dolore, i silenzi dopo le parole. Tutto questo è vivere Camini e la sua comunità.

Una delle ragazze di Ama-La che lavora al telaio tradizionale.

Ama-La Camini, più che un documentario, è un raccoglitore di storie sensibili che meritano di essere raccontate, partendo dal luogo in cui è stato girato, Camini. Ci troviamo in un piccolo villaggio collinare in provincia di Reggio Calabria, situato nella zona della locride. Un intero borgo, quello di Camini, sull’orlo dell’estinzione ma che sta vivendo una nuova rinascita in termini di crescita sociale, umana ed economica grazie al programma di accoglienza e integrazione dei cittadini di Paesi terzi, messo in atto da EUROCOOP.
Ama-La Camini, è un racconto costruito con coerenza che nasce dalla convinzione stessa dell’omonimo progetto – laboratorio. L’approccio integrato della presa in carico di donne vittime di violenza è fondamentale per contrastare e superare gli effetti delle violenze fisica, sessuale, psicologia e le conseguenze della violenza economica.
Il documentario narra del lavoro quotidiano della Cooperativa Jungi Mundu, dell’integrazione fra autoctoni e migranti e risponde ad un pensiero semplice e chiaro. Cosa significa per un paese di meno di mille persone, avere all’interno un progetto del genere e nuovi abitanti che creano e producono un’economia propria ed alternativa?
Affronta in maniera delicata e discreta la quotidianeità delle donne al centro del documentario, delle loro vite e delle loro difficoltà. Creare grazie ad un progetto laboratorio sull’arte tessile una possibile alternativa, in cui vecchie e nuove trame vengono intrecciate.
Ama-La è veicolo di positività, mescolando il lavoro di una cooperativa che si occupa di accoglienza e di metodi di creazione di economia alternativa, assieme alle storie dei migranti e alla storia stessa di un piccolo borgo a rischio spopolamento.

Ama-La è stato anche proiettato come fuori-concorso all’interno del My Art Film Festival e sono in cantiere altre partecipazioni all’interno di festival di cinema documentaristici. E’ inoltre disponibile su richiesta per proiezioni pubbliche presso scuole, associazioni ed eventi a carattere sociale.
Scrivi a info@ama-la.it e visita il portale di Ama-La

Per entrare nel mio mondo e nella mia idea di documentare la realtà ti consiglio di cliccare qui.

One Comment

  1. Lavorare con Francesco Cristiano è sempre un’occasione di profondo arricchimento. Francesco riesce a coniugare nella sua persona qualità opposte come la leggerezza e la serietà, precisione e morbidezza, spazio e presenza. Cristiano, come regista e videomaker, ha la rara qualità antropologica dell’osservazione partecipante. Si immerge completamente nel contesto e da esso viene accolto come un amico di ritorno, senza mai perdere di vista il suo ruolo di osservatore. Il documentario Ama-La è un equilibrio audace tra narrazione, documentazione e poetica.

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